Sì: la marca da bollo di 2,00 € si applica alle fatture sanitarie esenti IVA di importo superiore a 77,47 €. Sulle fatture elettroniche l’imposta si assolve con il bollo virtuale, tramite l’apposita indicazione nel tracciato XML; sulle copie cartacee resta invece necessario il contrassegno fisico, salvo autorizzazione specifica dell’Agenzia delle Entrate. Il riferimento operativo sono gli elenchi A e B predisposti dall’Agenzia.
In breve:
- La soglia di 77,47 € è determinante per l’applicazione del bollo: se l’importo totale delle prestazioni sanitarie esenti supera questa cifra, si deve applicare il bollo da 2 €.
- Per le fatture miste, l’imposta si calcola solo sulla somma delle operazioni esenti che superano la soglia, non sull’intero importo del documento.
- Il responsabile dell’assolvimento del bollo è chi emette la fattura, che può riaddebitare il costo al paziente con una dicitura corretta, distinguendo tra modalità virtuale e fisica.
- La fattura elettronica assolve automaticamente il bollo tramite il campo “Bollo virtuale” nel tracciato XML, con l’Agenzia che elabora gli elenchi A e B trimestrali per eventuali versamenti.
- La gestione automatizzata, come quella offerta da Odontia.cloud, riduce errori, automatizza il calcolo del bollo e semplifica il versamento attraverso report periodici e integrazione con il sistema fiscale.
Chi emette la fattura è il soggetto tenuto ad assolvere l’imposta, come stabilisce il DPR 642/1972. Non è il paziente il responsabile davanti al fisco, anche se in pratica il costo viene quasi sempre riaddebitato in fattura. Se il bollo manca o è versato in ritardo, la responsabilità resta in capo a chi ha formato il documento, e nei casi più gravi si può configurare una responsabilità solidale tra le parti coinvolte nell’operazione.
Riaddebitare i 2 € al paziente è legittimo e diffuso, ma va fatto con la dicitura corretta in fattura. Nella pratica di studio conviene distinguere due situazioni:
Un errore comune è addebitare il bollo senza indicarlo esplicitamente come voce distinta: il documento resta valido, ma la mancanza di trasparenza genera spesso richieste di chiarimento da parte del paziente.
La regola di base è semplice: il bollo da 2 € è dovuto sulle fatture esenti IVA di importo superiore a 77,47 €. Sotto questa soglia l’imposta non si applica, indipendentemente dal tipo di prestazione sanitaria. Il criterio pratico da seguire per non sbagliare:
Chi gestisce più prestazioni nello stesso appuntamento (ad esempio una visita e un trattamento accessorio fatturati insieme) deve verificare voce per voce quale componente rientra nell’esenzione, prima di decidere se applicare il bollo.
Le prestazioni sanitarie verso persone fisiche seguono ancora, in molti casi, un regime di fatturazione cartacea o in PDF per motivi di tutela dei dati, e non passano attraverso il Sistema di Interscambio. Questo significa gestire due modalità di assolvimento in parallelo, spesso nello stesso studio.
Per la fattura elettronica il meccanismo è automatizzato: nel tracciato XML esiste il campo “Bollo virtuale”, che va impostato su «SI» quando l’imposta è dovuta. L’Agenzia delle Entrate elabora poi due elenchi trimestrali a partire da questi dati:
Questa procedura, descritta nella guida ufficiale sul bollo delle fatture elettroniche, riguarda in particolare i dati caricati nel portale «Fatture e corrispettivi». Il versamento avviene con addebito diretto sul conto corrente indicato, oppure tramite modello F24, con cadenza generalmente trimestrale per chi supera determinati volumi, e annuale per importi modesti sotto una soglia fissata dalla normativa.
Per le copie cartacee o in PDF fornite ai pazienti, resta necessario apporre il contrassegno fisico sull’originale, a meno che lo studio non abbia ottenuto l’autorizzazione dell’Agenzia delle Entrate per il bollo virtuale anche su questi documenti. Chi gestisce l’integrazione con il modulo di fatturazione elettronica per dentisti può automatizzare l’indicazione del campo XML e ridurre gli errori che finiscono nell’elenco B.
Una fattura priva del bollo dovuto non è nulla, ma resta irregolare fino alla regolarizzazione. I passaggi pratici da seguire:
Secondo la prassi seguita dagli studi dentistici, il paziente può regolarizzare autonomamente entro un termine breve, tipicamente 15 giorni, per evitare la sanzione; la responsabilità principale resta però sull’emittente.
Un consiglio: controlla mensilmente l’elenco B sul portale «Fatture e corrispettivi» invece di aspettare la scadenza trimestrale: intercettare l’errore prima riduce il rischio di accumulare più fatture irregolari nello stesso periodo.

Un flusso di lavoro solido segue tre passaggi: emissione della fattura, verifica del bollo, conservazione della documentazione. La verifica dovrebbe avvenire prima della consegna al paziente, non dopo.
Alcune funzioni riducono concretamente il rischio di errore:
Automatizzare il conteggio delle marche e generare un report trimestrale evita gli errori di arrotondamento e le omissioni nel versamento che si accumulano quando la verifica resta manuale.
L’errore più frequente non è dimenticare il bollo, ma indicare una data del contrassegno successiva a quella di emissione della fattura: basta questo per rendere il documento irregolare, anche se l’imposta è stata versata. La soluzione non è un controllo più severo, ma una procedura che elimini la variabile umana nel momento della stampa. Vale anche per il personale amministrativo: una formazione minima su soglia, elenchi A/B e diciture riduce la maggior parte degli errori ricorrenti.
— Ufficio
Il gestionale affianca gli studi odontoiatrici proprio nei punti dove gli errori sul bollo si accumulano: conteggio delle marche, diciture corrette in fattura e report pronti per il versamento F24.

Il modulo Fatturazione e Sistema TS genera automaticamente l’indicazione del campo «Bollo virtuale» nelle fatture elettroniche e applica le diciture corrette anche sulle copie destinate ai pazienti, riducendo il rischio di finire nell’elenco B dell’Agenzia. L’integrazione con il Sistema Tessera Sanitaria evita disallineamenti tra i dati fiscali e quelli trasmessi, mentre i report periodici semplificano la verifica prima della scadenza trimestrale.
Il modulo è disponibile a 19 € al mese, consultabile insieme a tutti gli altri piani sulla Odontia, dove è possibile attivare una prova gratuita. Per i casi più complessi, come le fatture intramoenia o le regolarizzazioni tardive, resta comunque necessario verificare le indicazioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate o rivolgersi a un consulente fiscale.

Per approfondire: la guida Agenzia delle Entrate sul bollo e la circolare n.5/2026 su diciture e versamento.
È obbligatoria solo quando la fattura è esente IVA e supera l’importo di 77,47 €. Sotto questa soglia, o per prestazioni soggette a IVA, il bollo non è dovuto.
Sì, se l’importo esente non supera 77,47 € oppure se la prestazione non rientra tra le operazioni esenti previste dal DPR 642/1972. In tutti gli altri casi la fattura resta irregolare fino alla regolarizzazione.
Il contrassegno deve riportare una data uguale o precedente a quella di emissione della fattura, mai successiva. Una data posteriore rende il documento irregolare anche se l’imposta è stata effettivamente versata.
Si applica quando la fattura è esente IVA e il suo importo, o la somma delle voci esenti in una fattura mista, supera 77,47 €. Sulle fatture elettroniche l’imposta si assolve tramite bollo virtuale, sulle copie cartacee con il contrassegno fisico salvo autorizzazione specifica.
Il modulo Fatturazione e Sistema TS costa 19 € al mese, come indicato sulla pagina prezzi di Odontia.cloud.