Registra l’UDI alla ricezione del materiale, etichetta il lotto con un codice a barre o QR interno e associa quel codice alla cartella clinica nel momento in cui lo usi. Queste azioni aiutano a mantenere la tracciabilità dei lotti dei materiali dentali. Sono semplici, ma vanno eseguite sempre, nello stesso ordine, da chiunque lavori in studio.
In breve:
- Alla ricezione, registra UDI, lotto, scadenza e fornitore; l’identificativo di produzione distingue i lotti, mentre quello del dispositivo identifica modello e fabbricante.
- I dispositivi su misura si tracciano con i documenti del laboratorio; se l’UDI è illeggibile, sospendi l’uso finché il fornitore chiarisce i dati.
- L’articolo 15 del decreto legislativo 137/2022 disciplina registrazione e conservazione dell’UDI; controlla gli aggiornamenti ministeriali, perché modalità e sanzioni dipendono dalle disposizioni applicabili.
- Un controllo mensile su tre pazienti verifica la ricostruibilità dei lotti; annota ogni rettifica con data e nome, senza cancellare la registrazione originale.
- Un gestionale che riconosce gli standard GS1 evita l’inserimento manuale e collega i lotti alle cartelle, facilitando la ricerca dei pazienti in caso di richiamo.
UDI sta per identificativo unico del dispositivo. È un codice che permette di riconoscere in modo univoco un dispositivo medico lungo tutta la filiera, dal fabbricante fino al paziente. Nel sistema previsto dal MDR l’UDI si compone di due parti.
La prima è l’UDI‑DI, l’identificativo del dispositivo: dice che cosa hai in mano, cioè modello e fabbricante. La seconda è l’UDI‑PI, l’identificativo di produzione: dice quale esemplare hai in mano, tramite lotto, numero di serie o data di scadenza. Per tracciare un materiale conta soprattutto la seconda parte, perché è quella che distingue un lotto dall’altro.
Esiste poi il master UDI‑DI, un identificativo di base che raggruppa dispositivi con caratteristiche comuni. Lo usa il fabbricante per organizzare le proprie famiglie di prodotti, non è qualcosa che devi gestire tu alla ricezione.
Nel concreto, il sistema riguarda cementi, compositi, impianti, materiali da impronta, sutures, frese monouso e tutto ciò che arriva in studio come dispositivo medico confezionato. I dispositivi su misura, come protesi e apparecchi realizzati dal laboratorio per un singolo paziente, seguono regole proprie e non portano un UDI nello stesso modo. In quel caso la tracciabilità passa dalla documentazione che il laboratorio ti consegna insieme al manufatto.

Il quadro di partenza è il Regolamento (UE) 2017/745, recepito nel nostro ordinamento dal decreto legislativo 5 agosto 2022, n. 137, entrato in vigore il 28 settembre 2022. Il decreto adegua la normativa nazionale al regolamento europeo e definisce chi deve fare cosa.
Per la registrazione e la conservazione dell’UDI dei dispositivi ricevuti, consulta l’articolo 15 e verifica le disposizioni applicabili. Lo stesso articolo contiene disposizioni sui registri dei dispositivi impiantabili e sulle modalità con cui i dati vengono conferiti al Ministero della Salute.
Il regolamento europeo ricorda inoltre che il sistema UDI serve a rafforzare la sorveglianza del mercato, la segnalazione degli incidenti e la tracciabilità, con benefici anche per le politiche di acquisto e smaltimento. Le modalità di conferimento e aggiornamento delle informazioni UDI possono essere precisate dal Ministero della Salute in base a tipologia e classe di rischio dei dispositivi, quindi conviene controllare periodicamente eventuali disposizioni successive.
Quanto alle sanzioni amministrative, il decreto le prevede per l’inosservanza degli obblighi; per importi e casi specifici rimandiamo al testo del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, che resta la fonte da consultare con il tuo consulente.
Questa è la sequenza che consigliamo di far seguire a tutto il personale.
Per rendere più agevole la tracciabilità, puoi predisporre documenti per:
Un consiglio: nomina un responsabile per la ricezione della merce e fai scansionare i codici sempre alla stessa persona: i buchi nei registri nascono quasi sempre dai passaggi di mano.
Per la codifica interna hai tre strade. Un barcode può essere una soluzione semplice, ma le informazioni che contiene dipendono dal formato. Il QR code ne contiene di più e si legge anche con lo smartphone. Gli standard GS1 sono il linguaggio con cui molti fabbricanti codificano l’UDI sulle confezioni, quindi un sistema che li riconosce ti evita di digitare i dati.
Un buon gestionale per la tracciabilità dovrebbe offrire:
Le buone pratiche valgono quanto le funzioni: fai backup periodici dei dati, assegna permessi diversi a segreteria, assistenti e titolare, e conserva un log delle operazioni per sapere chi ha modificato cosa e quando. Sul trattamento dei dati dei pazienti collegati ai registri trovi indicazioni nella nostra guida al GDPR per lo studio dentistico.
Il sistema regge solo se lo applicano tutti. Dedica una sessione breve a chi lavora in studio, assistenti e segreteria compresi, e mostra con un lotto vero come si legge un’etichetta UDI e dove si trovano UDI‑DI e UDI‑PI.
Poche regole semplici aiutano molto:
Lo scopo non è appesantire il lavoro, ma togliere l’incertezza. Quando ogni persona sa che cosa deve registrare e in quale momento, il tempo perso diminuisce. Conviene anche prevedere una regola per i casi anomali: se un prodotto arriva senza UDI leggibile, non va in uso finché non hai chiesto al fornitore le informazioni mancanti e le hai annotate a registro. Metti per iscritto anche chi decide, se il titolare è assente.
Un ultimo accorgimento riguarda i dispositivi usati poco di frequente. Sono quelli in cui la procedura si dimentica più facilmente, quindi una scheda promemoria nel punto di stoccaggio fa la differenza.
I dati di tracciabilità non si registrano una volta e basta: vanno tenuti vivi. Il primo passo è la riconciliazione periodica tra registro di ricezione, giacenza reale e registro degli utilizzi. Se il numero di confezioni registrate in uscita supera quello disponibile, verifica e correggi subito la discrepanza.

Fai un inventario fisico a intervalli regolari e confrontalo con i dati del gestionale. Le differenze vanno annotate con la causa: un errore di scansione, uno scarto non registrato, un prodotto spostato. Quando correggi un dato, non cancellare la riga originale: aggiungi una rettifica con data e nome di chi l’ha fatta, così lo storico resta leggibile in caso di verifica.
Controlla anche che i dati dei fornitori siano aggiornati. Se un fabbricante cambia codifica o sostituisce un prodotto, l’anagrafica del tuo magazzino deve riflettere la novità. Verifica infine di tanto in tanto che le disposizioni nazionali non abbiano precisato nuove modalità di conferimento delle informazioni UDI, e adegua di conseguenza la procedura interna. Sul fronte documentale, le regole amministrative che si intrecciano con la conservazione dei dati sono riassunte nel nostro articolo sulla fatturazione elettronica per dentisti.
Se la tracciabilità è fatta bene, l’inventario diventa quasi un sottoprodotto. Ogni ingresso e ogni uso sono già registrati, quindi il conteggio fisico serve a verificare, non a ricostruire da zero.
Per risparmiare tempo conviene fissare una scorta minima per i materiali di uso quotidiano e far partire un avviso quando si scende sotto soglia. Così riordini prima di restare senza, e riduci gli acquisti d’urgenza che costano di più e spesso portano prodotti non pianificati. Raggruppa gli ordini per fornitore e programma i conteggi in momenti tranquilli, per esempio a rotazione: un armadio a settimana invece di tutto il magazzino in una volta.
Le scadenze meritano un’attenzione a parte. Un elenco dei lotti in scadenza nei mesi successivi ti permette di usare per primi quei materiali e di evitare sprechi. Per approfondire l’organizzazione pratica del magazzino rimandiamo alla nostra guida sulla gestione del magazzino in odontoiatria, che completa quanto detto qui sulla registrazione dei lotti.
C’è un’idea diffusa che la tracciabilità sia solo un costo da sopportare per essere in regola. Noi la vediamo diversamente. Sapere quale lotto è stato usato su quale paziente significa anche sapere quanto materiale consuma davvero ogni prestazione, e quindi quanto margine ti lascia. Un registro lotti ben tenuto è la base più concreta per capire dove si disperdono i costi: scarti, scadenze, ordini doppi, materiali non addebitati. È il motivo per cui nel nostro lavoro sui margini per singola prestazione partiamo sempre dal magazzino. Chi tratta la tracciabilità come un obbligo burocratico spreca un dato che gli sarebbe utile ogni giorno.
— Ufficio
Se vuoi che registrazione dei lotti, uso in cartella e report per audit avvengano senza ricopiare dati a mano, ti conviene un unico sistema. Con il nostro modulo Magazzino e tracciabilità registri i lotti in ingresso, li associ alla prestazione e vedi i costi di materiale nei margini per ogni trattamento. Risparmi ore di segreteria e hai una risposta pronta quando serve ricostruire dove è stato usato un lotto. Il modulo costa 15 euro al mese (vedi i prezzi) e si affianca alla cartella clinica digitale. Funziona meglio per gli studi che vogliono integrare cartella, magazzino e report economici. Puoi partire dalla prova gratuita e scoprire le funzioni del magazzino e laboratorio direttamente nel tuo studio.

Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un avvocato qualificato. Consulta un professionista legale qualificato riguardo al tuo caso specifico prima di agire in base a questo contenuto.
Devi registrare l’UDI riportato sull’etichetta, quindi identificativo del dispositivo e dati di produzione come il lotto. Per le disposizioni sulla registrazione e conservazione dell’UDI dei dispositivi ricevuti, consulta l’articolo 15 del decreto legislativo di adeguamento. Conviene annotare anche scadenza e fornitore.
L’UDI‑DI identifica il tipo di dispositivo, cioè modello e fabbricante. L’UDI‑PI identifica la produzione, per esempio lotto o data di scadenza. Insieme formano l’UDI che trovi sull’etichetta, come spiega il Ministero della Salute.
Non c’è un formato unico da seguire: serve che il codice interno rimandi in modo affidabile all’UDI e ai dati del lotto. Un barcode semplice basta per molti materiali, il QR è utile quando vuoi più informazioni. L’importante è usare lo stesso metodo per tutti i prodotti.
Se hai associato il lotto alla cartella o alla scheda prestazione al momento dell’uso, ti basta cercare quel lotto nel registro degli utilizzi. Senza questo collegamento dovresti ricostruire a mano, paziente per paziente. Per questo l’associazione all’uso è il passaggio più importante della procedura.
I dispositivi su misura seguono regole proprie e non portano un UDI come i prodotti confezionati. Per tracciarli conserva la documentazione che il laboratorio ti consegna con il manufatto e collegala alla cartella del paziente.