Con l’anamnesi digitale il paziente compila la scheda anamnestica su tablet, al totem o da casa prima della visita. Le risposte finiscono direttamente nella cartella clinica: niente fogli da trascrivere, scansionare o cercare in archivio. Funziona però solo se dietro c’è un metodo. Ti servono domande cliniche ben scelte, un’informativa privacy corretta, una firma legata alla versione del modulo firmata e un aggiornamento a ogni richiamo. In questa guida trovi cosa deve contenere la scheda, quali regole valgono in Italia, quali moduli privacy servono davvero e come organizzare il passaggio in segreteria senza rallentare l’accettazione.
L’anamnesi è la raccolta della storia clinica del paziente: patologie sistemiche, farmaci, allergie, interventi, abitudini, precedenti odontoiatrici. In versione cartacea è il classico foglio che il paziente compila in sala d’attesa, spesso di fretta e con una grafia che poi qualcuno deve decifrare.
La versione digitale cambia tre cose:
Un PDF compilabile inviato per email, invece, non è un’anamnesi digitale. Ha gli stessi limiti della carta: va aperto, letto, salvato e allegato a mano. In più rischia di viaggiare fuori da canali protetti.
C’è anche un aspetto che va oltre la praticità. La Legge 219/2017 sul consenso informato stabilisce che il tempo della comunicazione tra medico e paziente è tempo di cura. Il tempo che recuperi eliminando la trascrizione dovrebbe quindi tornare al colloquio: leggi le risposte e chiedi chiarimenti sulle voci segnalate.
Una buona scheda è breve per il paziente e completa per il clinico. La regola pratica: domande chiuse (sì/no, scelta multipla) per le voci di rischio, e un campo libero solo dove serve un dettaglio.
Dati anagrafici e di contatto
Anamnesi medica generale
Farmaci in corso
Allergie
Abitudini
Anamnesi odontoiatrica
Chiusura
Un consiglio operativo: fai in modo che le risposte “sì” alle voci critiche (anticoagulanti, bifosfonati, allergie agli anestetici) compaiano in evidenza nella scheda paziente, non sepolte in un allegato. Il valore dell’anamnesi digitale sta tutto qui: l’informazione che serve arriva alla poltrona prima che serva.
Qui si concentra la maggior parte dei dubbi. Conviene separare tre piani che spesso vengono confusi: il trattamento dei dati per curare, il consenso al trattamento clinico e l’eventuale dossier sanitario.
Dopo l’entrata in vigore del GDPR, il Garante ha chiarito che medici e professionisti sanitari possono trattare i dati dei pazienti per finalità di cura senza chiedere il consenso, ma devono comunque fornire informazioni complete sull’uso dei dati. Lo stesso chiarimento precisa che il libero professionista che opera singolarmente non è tenuto a nominare un responsabile della protezione dei dati.
In pratica, per l’anamnesi raccolta allo scopo di curare il paziente ti servono:
Il vademecum privacy per medici e odontoiatri dell’OMCeO di Roma insiste proprio su questo punto. L’informativa deve essere concisa e comprensibile, e quanto acquisito va documentato e conservato in sicurezza insieme alla cartella clinica.
Il consenso informato al trattamento clinico è un’altra cosa e resta obbligatorio. La Legge 219/2017, all’articolo 1, prevede che il consenso sia documentato in forma scritta o con videoregistrazione. Per le persone con disabilità può essere raccolto attraverso dispositivi che consentano di comunicare. In qualunque forma sia espresso, il consenso va inserito nella cartella clinica.
Per lo studio dentistico questo significa due cose:
Se stai valutando come raccogliere le firme in poltrona o in accettazione, trovi i dettagli operativi nella nostra guida sulla firma grafometrica per i pazienti.
Molti gestionali raccolgono tutta la storia clinica del paziente in un unico archivio consultabile da più professionisti. Il Garante, con il provvedimento dell’11 settembre 2025, ha ribadito che il dossier sanitario è un trattamento di dati specifico e ulteriore rispetto a quello necessario per la singola prestazione.
Se nel tuo studio lavorano più odontoiatri, igienisti o collaboratori esterni, la domanda giusta è quindi: chi vede cosa? Per la singola prestazione l’operatore deve avere accesso all’anamnesi. La condivisione dello storico con tutti gli operatori richiede invece una base giuridica e un’informazione dedicate. Per organizzare gli accessi in modo coerente leggi la guida su ruoli e permessi nel gestionale.
Chi cerca “moduli privacy” spera di trovare un fac-simile da scaricare e stampare. Il problema è che i modelli universali non esistono: ogni studio ha la propria organizzazione, i propri fornitori e i propri flussi di dati. Informativa e registro dei trattamenti vanno adattati alla struttura reale.
I modelli messi a disposizione da alcuni Ordini sono comunque un buon punto di partenza. Due esempi sono la modulistica GDPR per studi odontoiatrici dell’OMCeO di Biella, presentata dallo stesso Ordine come promemoria non esaustivo, e i moduli privacy dell’OMCeO di Brescia. Prima di usarli, controlla quelli del tuo Ordine provinciale.
| Documento | A cosa serve | Chi lo firma o lo tiene | Formato digitale |
|---|---|---|---|
| Informativa privacy al paziente | Spiega finalità, modalità e diritti | Consegnata al paziente, con presa visione | Sì, con la versione tracciata |
| Scheda anamnestica | Raccoglie la storia clinica | Compilata e firmata dal paziente | Sì, in campi strutturati |
| Consenso informato al trattamento clinico | Documenta la scelta del paziente su un piano di cura | Paziente e odontoiatra | Sì, inserito in cartella |
| Consenso per finalità non di cura (es. marketing) | Autorizza usi ulteriori dei dati | Paziente, facoltativo e revocabile | Sì, separato dagli altri |
| Informazione sul dossier sanitario | Solo se condividi lo storico tra operatori | Paziente, facoltativo | Sì |
| Registro dei trattamenti | Descrive i trattamenti dello studio | Titolare dello studio | Documento interno |
| Nomine dei responsabili esterni | Laboratori, consulenti, fornitore software | Titolare e fornitore | Documento interno |
Per un quadro completo degli adempimenti, dalla nomina dei fornitori alla gestione di un data breach, trovi tutto nella nostra guida al GDPR nello studio dentistico.
Il passaggio non richiede di fermare lo studio. Richiede un ordine preciso.
Per i pazienti già in archivio non serve digitalizzare a ritroso tutte le schede cartacee. È più pratico chiedere la compilazione digitale al primo appuntamento utile e conservare il cartaceo storico secondo le regole già in uso.
È l’obiezione più frequente: “i miei pazienti sono anziani, non useranno mai un tablet”. Nella pratica le soluzioni sono semplici:
Ricorda che la Legge 219/2017 chiede di acquisire il consenso con gli strumenti più adatti alle condizioni del paziente. Non basta che il digitale funzioni per lo studio: deve funzionare anche per chi firma.
Digitalizzare male è peggio che non digitalizzare, perché dà una falsa sicurezza. Ecco gli errori che vediamo più spesso.
Quando parliamo con i titolari di studio, l’anamnesi digitale viene quasi sempre presentata come un modo per eliminare la carta. È vero, ma è il beneficio minore. Per noi il valore vero sta nel fatto che l’anamnesi smette di essere un documento da archiviare e diventa un dato che lavora.

Un’anamnesi strutturata ti dice prima della seduta se serve un consulto con il medico curante o una profilassi, oppure se il paziente ha bisogno di un appuntamento più lungo. Sono informazioni che, scoperte alla poltrona, si trasformano in sedute rinviate e in ore di poltrona perse. Anche il tempo di segreteria conta: la trascrizione dei fogli, la ricerca dei consensi in archivio, le telefonate per chiedere di nuovo un dato mancante sono costi che raramente compaiono nei conti dello studio, ma ci sono.
Per questo abbiamo costruito Odontia mettendo nello stesso ambiente cartella clinica, consensi, agenda e analisi dei margini. Un’anamnesi compilata prima della visita è un modo concreto per proteggere la tua agenda, oltre che la tua responsabilità professionale.
— Ufficio
In Odontia l’anamnesi vive nel modulo Cartella clinica, insieme all’odontogramma interattivo e allo storico del paziente. Sul nostro listino trovi:
Con i reminder automatici via SMS, WhatsApp ed email ricordi al paziente l’appuntamento e riduci le poltrone vuote. Attivi solo i moduli che ti servono, dopo una prova gratuita iniziale: trovi tutti i dettagli nella pagina prezzi di Odontia.
È il documento in cui il paziente dichiara il proprio stato di salute generale, i farmaci che assume, le allergie e i precedenti odontoiatrici. Serve al clinico per valutare i rischi prima di qualsiasi trattamento. Va firmata, inserita in cartella clinica e aggiornata nel tempo, in particolare prima di interventi chirurgici o anestesie.
Per la finalità di cura no: il Garante ha chiarito che il professionista sanitario può trattare i dati senza consenso, purché fornisca un’informativa completa. Il consenso serve invece per trattamenti ulteriori, come le comunicazioni promozionali o l’eventuale dossier sanitario. Resta obbligatorio, e distinto, il consenso informato al trattamento clinico.
Dipende dal tipo di firma e da come viene gestita. Perché sia utile in caso di contestazione, deve essere riconducibile al paziente e legata in modo univoco al documento e alla versione firmati. Se hai dubbi sulla soluzione da adottare per interventi complessi, chiedi un parere al tuo consulente privacy o al legale dello studio.
Sì, come base di partenza. Gli stessi Ordini li presentano come promemoria e non come documenti definitivi. Devi adattarli alla tua organizzazione: fornitori, laboratori, software usati, operatori che accedono ai dati.
Una buona regola è chiedere conferma a ogni richiamo e sempre prima di chirurgia, implantologia o anestesia. Con l’anamnesi digitale il paziente conferma in pochi secondi i dati già presenti e modifica solo ciò che è cambiato. Il sistema conserva le versioni precedenti.