Sì: adeguare le tariffe diventa necessario quando l’inflazione e i costi fissi erodono il margine su ogni prestazione erogata. Il primo passo operativo è un audit rapido dei costi, seguito dal calcolo del margine per singola prestazione. Solo dopo questi due passaggi conviene decidere quanto aumentare, su quali trattamenti intervenire prima e come comunicare l’aumento senza perdere la fiducia degli assistiti.
In breve:
- L’indice dei prezzi alla produzione dei servizi professionali è salito del 3,5% nel secondo trimestre 2026 rispetto allo stesso trimestre del 2025; controlla costi e margini ogni trimestre.
- Una detartrasi venduta a 80 € con 45 € di costi diretti genera 35 € di margine, pari a 70 € per ora di poltrona.
- Se la redditività oraria resta sotto la media storica per tre mesi, rivedi prima le prestazioni urgenti, meno sensibili al prezzo, valutando aumenti del 7–10%.
- Comunica i nuovi importi durante il preventivo o il rinnovo del piano di cura, motivandoli con materiali, formazione o strumentazione e offrendo rateizzazioni quando possibile.
- Dopo l’aumento, confronta mensilmente margini, tempi di poltrona, costi dei materiali e scorte; se il margine cala oltre il 10%, avvia un audit mirato.
Prima di toccare un solo prezzo in listino, serve una fotografia onesta dei numeri dello studio. L’audit economico non è un esercizio contabile fine a se stesso: è la base su cui si decide dove intervenire e quanto.
Raccogliete questi elementi prima di iniziare:
Una volta raccolti questi dati, l’audit si svolge in tre fasi:
Questo processo va ripetuto con una cadenza fissa, non una volta sola quando qualcosa va storto. Assegnare la responsabilità della raccolta dati all’amministrazione, con una verifica trimestrale del titolare, evita che l’audit resti un’intenzione mai realizzata. Un audit economico ben strutturato diventa la base su cui costruire ogni decisione tariffaria successiva.
Una volta raccolti i dati, servono indicatori precisi per decidere se e quanto aumentare. Quattro KPI bastano per la maggior parte delle decisioni tariffarie.
Un esempio illustrativo, con numeri solo a scopo di calcolo: supponiamo che una detartrasi venga venduta a 80 €, con costo materiali di 8 €, 30 minuti di poltrona valorizzati 25 €, e una quota di costi fissi allocata di 12 €. Il costo diretto totale è 45 €, quindi il margine è 35 €, pari a una redditività oraria di 70 € per ora di poltrona occupata. Se la redditività oraria di una prestazione scende sotto la soglia che coprirebbe il break-even mensile dello studio, quella voce di listino è la prima candidata per un adeguamento.
Un dato di contesto: l’indice dei prezzi alla produzione dei servizi professionali è aumentato del 3,5% nel secondo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, un incremento che pesa direttamente sui costi di laboratorio e servizi esterni che lo studio sostiene, senza poterli rinviare.
Quando la redditività oraria scende sotto la media storica dello studio per tre mesi consecutivi, è il segnale più chiaro che il listino va rivisto, non solo rimandato.

Non tutte le prestazioni vanno aumentate nella stessa misura. Il metodo più efficace parte dalla segmentazione, non da un aumento lineare applicato a tutto il listino.
La sensibilità al prezzo dei pazienti varia molto per tipologia di trattamento: le prestazioni urgenti risultano meno elastiche, mentre estetica e prevenzione sono più sensibili alle variazioni di prezzo. Un adeguamento tariffario coerente con questa segmentazione riduce il rischio di perdere pazienti su trattamenti dove la concorrenza sul prezzo è più accesa, e permette di recuperare margine dove il paziente ha meno alternative pratiche.
Un consiglio: rivedete il listino per categorie di prestazione, non prestazione per prestazione: un aumento uniforme del 5% su tutto il catalogo spesso penalizza le voci più sensibili al prezzo e sottostima quelle che potrebbero sostenere un incremento maggiore.
Va anche considerato il contesto normativo: dopo l’abrogazione dei tariffari ordinistici minimi, la determinazione del prezzo delle prestazioni è libera, il che lascia allo studio piena responsabilità nel fissare un listino coerente con i propri costi reali. Per chi vuole costruire un listino prestazioni basato sulla redditività effettiva e non su stime approssimative, il punto di partenza resta sempre il costo diretto calcolato prestazione per prestazione, non un markup generico applicato a tutto il catalogo: un metodo di questo tipo rischia di ignorare le differenze reali tra trattamenti.
Un aumento tariffario ben calcolato può comunque fallire se comunicato male. Il messaggio deve unire due elementi: una motivazione economica sintetica e un richiamo chiaro al valore clinico offerto.
Comunicare l’aumento in termini di qualità, sicurezza e investimento professionale trasforma il prezzo in un argomento di cura, non di mera spesa, e questo approccio riduce concretamente il rischio che il paziente percepisca solo il numero più alto senza capirne il motivo.
Un consiglio: aggiornate il testo dei preventivi e dei richiami prima di modificare il listino nel gestionale, così la comunicazione arriva sempre insieme al nuovo prezzo, mai dopo.
Dopo l’adeguamento, il lavoro non finisce: bisogna verificare se i nuovi prezzi hanno davvero migliorato la redditività o solo spostato il problema altrove.
I report da automatizzare, con una cadenza almeno mensile, sono:
Impostare soglie di allarme su questi indicatori, ad esempio un calo del margine oltre il 10% rispetto alla media trimestrale, permette di intervenire prima che il problema si accumuli per mesi. Un monitoraggio mensile dei numeri chiave riduce il tempo che l’amministrazione dedica a ricostruire manualmente questi dati ogni volta che serve una decisione.
Un adeguamento tariffario non è un evento isolato, ma l’inizio di un ciclo di controllo.
Lavoriamo ogni giorno al fianco di studi che affrontano questa stessa decisione, e la costante è che i dati, non le impressioni, guidano le scelte migliori. Con Odontia.cloud calcoliamo il margine per singola prestazione in tempo reale e segnaliamo quando una voce di listino scende sotto la soglia di redditività attesa. La raccomandazione che emerge dall’esperienza con gli studi è semplice: automatizzate il calcolo prima di discutere il prezzo, per una migliore gestione delle decisioni.
— Ufficio
Calcolare margini, costi per prestazione e redditività oraria a mano richiede ore che un titolare di studio raramente ha a disposizione. Il calcolo del margine per ogni prestazione può avvenire in tempo reale, collegando automaticamente costi di materiali, tempo poltrona e quota di costi fissi senza bisogno di ricostruire fogli di calcolo ogni trimestre.
Il piano base Odontia parte da 49 € al mese e include la gestione dell’agenda multi poltrona e l’analisi dei margini per prestazione. Chi gestisce anche le comunicazioni ai pazienti sugli aggiornamenti di prezzo può attivare il modulo Reminder e comunicazioni automatiche a 12 € al mese, utile proprio nella fase di invio dei nuovi preventivi dopo un adeguamento tariffario. Per chi vuole tenere sotto controllo anche i costi di magazzino che incidono sul costo diretto di ogni trattamento, il modulo Magazzino e tracciabilità è disponibile a 15 € al mese.
Potete verificare piani e moduli disponibili e valutare quale combinazione risponde meglio alle esigenze del vostro studio sulla Odontia.

Il valore di uno studio si stima solitamente moltiplicando l’EBITDA per un multiplo di settore, a cui si aggiungono asset come attrezzature, portafoglio pazienti e posizione dell’immobile. Una redditività per prestazione solida e documentata rende la valutazione più affidabile e spesso più favorevole in fase di trattativa.
Non esiste un listino unico di riferimento, perché dopo l’abrogazione dei tariffari ordinistici minimi la determinazione del prezzo è libera per ogni professionista. Ogni studio costruisce il proprio listino a partire dai costi diretti reali e dal posizionamento scelto sul territorio.
I costi fissi principali comprendono affitto o mutuo dei locali, utenze, stipendi fissi del personale, software gestionale e assicurazioni professionali. A questi si aggiungono i costi variabili, come materiali di consumo e laboratorio esterno, che vanno calcolati separatamente per ogni prestazione.
Non esiste un dato ufficiale univoco e pubblicamente consolidato sul reddito medio dichiarato dai dentisti, quindi è più utile ragionare in termini di redditività per prestazione e di EBITDA dello studio piuttosto che di una cifra media nazionale. Monitorare margine e break-even mensile dà un’indicazione più concreta della salute economica dello studio rispetto a una media di settore.