Per controllare i costi dei fornitori dentali devi fare tre cose, sempre nello stesso ordine. Primo, sapere quanto spendi davvero con ogni fornitore (materiali, laboratorio, manutenzioni, servizi). Secondo, collegare ogni spesa alla prestazione che la genera. Terzo, confrontare ogni mese quello che hai ordinato e pagato con quello che hai prodotto. Se guardi solo il totale delle fatture passive, vedi che i costi salgono ma non capisci dove. Se invece ogni corona porta con sé il suo costo di laboratorio e ogni otturazione il suo consumo di materiale, scopri subito quale fornitore, quale listino o quale abitudine sta riducendo il margine. In questa guida trovi il metodo, due esempi di calcolo, gli indicatori da tenere d’occhio e una procedura per verificare preventivi e fatture.
Quando si parla di fornitori, molti studi pensano solo al deposito dentale che consegna guanti, compositi e frese. In realtà le voci da controllare sono di più, e si comportano in modo diverso.
Costi variabili, legati alla singola prestazione:
Costi fissi, che paghi anche con le poltrone vuote:
La distinzione tra costi fissi e variabili è la base di qualsiasi controllo di gestione nello studio odontoiatrico, e non è un esercizio teorico. Un aumento del 5% sul listino del laboratorio colpisce solo le prestazioni protesiche, mentre un rincaro del contratto di manutenzione si spalma su ogni ora di apertura. Le due cose si correggono in modo diverso, quindi vanno tenute separate fin dalla registrazione della fattura.
Un consiglio pratico: assegna a ogni fornitore una categoria di costo (materiali, laboratorio, manutenzione, servizi) e, quando possibile, un centro di costo (reparto, poltrona, operatore). Lo fai una volta sola, quando inserisci il fornitore in anagrafica, e da quel momento ogni fattura finisce automaticamente nel posto giusto.
Il costo dei fornitori da solo non basta a capire se una prestazione rende. Devi sapere anche quanto ti costa il tempo: una prestazione che usa pochi materiali ma occupa la poltrona per due ore può rendere meno di una che usa materiali costosi ma dura venti minuti.
Il metodo più diffuso è semplice: si divide il totale dei costi fissi annui per le ore di apertura dello studio nello stesso anno. Il risultato è il costo orario, cioè quanto ti costa ogni ora in cui lo studio è aperto, qualunque cosa succeda alla poltrona.
Esempio di calcolo (cifre di fantasia, da sostituire con le tue):
| Voce | Importo annuo |
|---|---|
| Affitto e spese condominiali | 30.000 € |
| Personale dipendente | 95.000 € |
| Ammortamenti attrezzature | 22.000 € |
| Utenze, assicurazioni, manutenzioni | 18.000 € |
| Software e servizi | 5.000 € |
| Consulenze | 10.000 € |
| Totale costi fissi | 180.000 € |
Con 1.600 ore di apertura l’anno, il costo orario è 180.000 € / 1.600 = 112,50 €. Ogni ora di poltrona vuota, per un no-show o un buco in agenda, costa allo studio questa cifra senza produrre nulla.
Se l’anno è già iniziato e vuoi usare il dato per i preventivi, puoi stimare i costi ancora da sostenere fino a fine anno e dividerli con prudenza per le ore di produzione che ragionevolmente ti aspetti. Meglio un costo orario un po’ alto che uno troppo ottimista, che ti porta a sottostimare i preventivi.
Con più poltrone il ragionamento resta identico, ma conviene calcolare il costo orario per poltrona o per reparto: un riunito dedicato all’igiene e uno dedicato alla chirurgia implantare non hanno lo stesso peso di ammortamenti e manutenzioni.
Qui i costi dei fornitori diventano decisivi. La formula è:
Margine = tariffa − costo di laboratorio − materiali − compenso del collaboratore − (tempo effettivo alla poltrona × costo orario)

Il punto critico è il tempo effettivo: non quello previsto in agenda, ma quello trascorso davvero, sommando tutte le sedute della prestazione, comprese prove e controlli.
Due prestazioni a confronto (cifre di esempio, costo orario 112,50 €):
| Voce | Corona in zirconia | Otturazione in composito |
|---|---|---|
| Tariffa al paziente | 900,00 € | 130,00 € |
| Laboratorio | 220,00 € | 0,00 € |
| Materiali di consumo | 35,00 € | 12,00 € |
| Tempo alla poltrona | 1,5 ore | 0,75 ore |
| Costo del tempo | 168,75 € | 84,38 € |
| Margine | 476,25 € | 33,62 € |
| Margine sulla tariffa | 53% | 26% |
Ora prova a cambiare una variabile alla volta, come faresti dopo una telefonata con un fornitore:
L’ultimo caso mostra una cosa che il solo controllo delle fatture non rivela: spesso il tempo pesa più del fornitore. Per questo il controllo dei costi dei fornitori funziona davvero solo se è collegato all’agenda e alla cartella clinica. Se vuoi applicare il calcolo a tutto il listino, trovi il metodo completo nella nostra guida all’analisi dei margini dello studio dentistico.
Il confronto tra quello che hai concordato e quello che paghi è la parte più trascurata. Le differenze sono quasi sempre piccole, ma si ripetono ogni mese.
Un prezzo più basso non è sempre un risparmio. Un laboratorio economico che richiede più prove alla poltrona, o un materiale che allunga i tempi di lavorazione, può costarti di più se misuri il margine completo. Per la parte protesica trovi una checklist dedicata nella guida alla gestione del laboratorio odontotecnico.
Materiale scaduto, doppi ordini, scorte eccessive per sfruttare uno sconto: sono soldi già pagati al fornitore che non diventano mai prestazioni. Un inventario periodico e una scorta minima per articolo ti dicono cosa ordinare e quando. Se parti da zero, segui il metodo descritto in gestione magazzino in odontoiatria e il calcolo del valore nella guida all’inventario dei materiali dentali.

Non servono decine di numeri. Questi indicatori, calcolati ogni mese, bastano a capire se il problema sono i fornitori, il tempo o l’organizzazione.
| Indicatore | Come si calcola | Cosa ti segnala |
|---|---|---|
| Incidenza materiali | Spesa materiali / produzione del mese | Consumi o prezzi in aumento rispetto al volume di lavoro |
| Incidenza laboratorio | Spesa laboratorio / produzione protesica | Rincari di listino o rifacimenti frequenti |
| Costo materiali per prestazione | Consumo medio per tipo di prestazione | Differenze tra operatori o sprechi |
| Scostamento dal listino | Prezzo fatturato − prezzo concordato | Errori o aumenti non comunicati |
| Ore di poltrona perse | Ore di appuntamenti saltati o non riempiti | Costo orario pagato senza produzione |
| Tempo effettivo rispetto al previsto | Durata reale / durata in agenda | Prestazioni sottostimate nel listino |
| Rotazione del magazzino | Consumi / valore medio delle scorte | Scorte immobilizzate o a rischio scadenza |
Quando un indicatore si muove, chiediti sempre se è cambiato il prezzo o se è cambiato il consumo. Se il prezzo non è cambiato ma l’incidenza sale, il problema è nello studio: protocolli diversi tra operatori, sprechi, materiale buttato perché scaduto. Se il prezzo è salito, il problema è nel rapporto con il fornitore. Per l’elenco completo dei numeri da controllare a fine mese puoi seguire la guida al monitoraggio dei profitti dello studio.
Uno degli errori più comuni è confrontare i costi dei fornitori con la produzione e fermarsi lì. La produzione è quello che hai fatto alla poltrona, l’incasso è quello che il paziente ti ha pagato, la cassa è quello che resta dopo aver pagato i fornitori. Sono tre momenti diversi.
Un esempio tipico: in un mese con molte riabilitazioni implantari paghi subito il laboratorio e la componentistica, ma il paziente paga a rate. Sul conto economico la prestazione rende, ma la cassa è in rosso. Per questo:
Se proponi piani di pagamento ai pazienti, la guida ai pagamenti rateali dei pazienti ti aiuta a impostarli senza mettere in difficoltà la cassa.
Una cadenza che funziona nella maggior parte degli studi:
Quando una prestazione risulta poco redditizia, procedi in quest’ordine:
A volte conviene mantenere comunque una prestazione con margine basso, perché porta pazienti che poi accettano piani di cura più ampi. L’importante è che sia una scelta consapevole e non una sorpresa di fine anno. Quando lo studio cresce, inoltre, può avere senso affiancare al commercialista, che di solito si concentra sugli adempimenti fiscali e contributivi, una figura esperta di controllo di gestione. Se vuoi fare una prima verifica completa, parti dalla nostra guida all’audit economico dello studio dentistico.
Lavorando con gli studi, vediamo spesso lo stesso schema: il titolare sa quanto spende con il deposito e con il laboratorio, ma non sa quanto gli rende una singola prestazione. Il motivo è che le fatture dei fornitori stanno in un posto, l’agenda in un altro e la cartella clinica in un terzo. Ogni dato è corretto, ma nessuno li mette insieme.
Per noi il controllo dei costi dei fornitori non è una caccia allo sconto. È la capacità di vedere, prestazione per prestazione, quanto pesano laboratorio, materiali e tempo, e di farlo mentre il mese è ancora in corso, non a bilancio chiuso. Quando il costo di una corona e il suo tempo alla poltrona sono visibili accanto alla tariffa, le decisioni diventano semplici: cosa rinegoziare, cosa riorganizzare, cosa ripensare nel listino. Per questo abbiamo costruito Odontia attorno ai margini e non solo alla segreteria.
— Ufficio
Odontia.cloud è un gestionale cloud che collega agenda multi-poltrona, cartella clinica e costi dello studio, e calcola il margine di ogni prestazione in tempo reale. I costi vengono suddivisi automaticamente per centro, poltrona e operatore, e il controllo copre reparti, magazzino e laboratorio. I reminder automatici via SMS, WhatsApp ed email riducono le ore di poltrona sprecate, cioè proprio il costo orario che paghi senza produrre.
Il pacchetto base costa 49 € al mese. Puoi aggiungere solo i moduli che ti servono, per esempio Report e margini a 15 € al mese e Magazzino e tracciabilità a 15 € al mese, senza costi nascosti. Si parte con una prova gratuita: trovi tutti i moduli nella pagina dei prezzi di Odontia.
Le fatture vanno approvate man mano che arrivano, abbinandole a ordine e bolla, meglio se con un controllo settimanale. L’andamento per fornitore e per categoria si analizza invece ogni trimestre. Il listino dei fornitori principali va rivisto almeno una volta l’anno.
Sì, ed è spesso la voce variabile più importante sulle prestazioni protesiche e implantari. Ogni lavoro del laboratorio va collegato al paziente e alla prestazione, così il margine della corona o del ponte include il suo costo reale. Anche i rifacimenti vanno registrati, per capire chi li paga.
No. Un materiale meno caro che allunga i tempi alla poltrona, o un laboratorio che richiede più prove, può ridurre il margine invece di aumentarlo. Confronta sempre il margine completo della prestazione, tempo compreso, prima e dopo il cambio.
Ti servono i costi fissi dell’ultimo anno, le ore di apertura, le fatture dei fornitori divise per categoria e i tempi reali delle prestazioni principali. Con questi dati calcoli il costo orario e il margine delle prestazioni più frequenti. Puoi partire dalle dieci prestazioni che pesano di più sul fatturato e allargare l’analisi in seguito.